20121208

Nuova guerra in Congo nel silenzio più assordante



La Repubblica Democratica del Congo è probabilmente il paese più ricco del mondo in risorse minerarie, ha tutto in abbondanza, dai diamanti al petrolio, ma la sua popolazione è la più povera del pianeta, perché per generazioni queste ricchezze sono state saccheggiate dagli invasori.
Ricordiamo che la RDC detiene l'80% di tutto il coltan disponibile, un minerale molto prezioso utilizzato nella fabbricazione di moderni dispositivi tecnologici per armi, telefoni cellulari e telefoni fissi.
L'ultima guerra del Congo si è conclusa nel 2003, dopo aver causato 5.400.000 morti, la più grande catastrofe umanitaria dalla seconda guerra mondiale. Il silenzio internazionale ha permesso quel massacro ignorando la guerra e nascondendo le sue cause, e questo perché tutti i governi occidentali sostenevano per i loro interessi i gruppi militari responsabili dei combattimenti. Ora che è iniziata una nuova guerra in Congo, il silenzio, ancora una volta, è assordante.
Sembrerebbe che il “Buon Obama” non sappia che un'altra guerra, conseguenza ancora del conflitto anteriore, è scoppiata in Congo, e che non veda il problema dei rifugiati e dei crimini di guerra commessi dai militari del gruppo M23 che invadono il paese e attaccano il governo della Repubblica Democratica del Congo, democraticamente eletto.
Ma ovviamente non è così. Le mani del governo degli Stati Uniti sono macchiate di sangue in questo conflitto come lo erano in quello precedente, sotto la presidenza di Bill Clinton.
Il colpevole immobilismo del “Negro Buono” dà respiro agli invasori come lo diede quello del “Bianco Buono”. Invece di denunciare l'invasione e il tentativo di rovesciare un governo democraticamente eletto, Obama diventa complice con le sue omissioni.
Ma perché iniziare un'altra guerra contro il Congo, governato tra l'altro dall'alleato Joseph Kabila, che ha collaborato all'invasione militare durante l'ultima guerra congolese rendendosi molto utile agli Stati Uniti? E che, anche lui all'inizio da buon alleato, ha regalato il petrolio e la vasta ricchezza mineraria del Congo alle multinazionali?
Probabilmente perché Kabila a un certo punto ha preso le distanze dalle marionette degli Stati Uniti Ruanda e Uganda e dal Fondo Monetario Internazionale e della Banca mondiale. Il FMI, per esempio, “sconsigliò” a Kabila di firmare un accordo strategico con la Cina da 9 miliardi di dollari, che tra l'altro avrebbe permesso al Congo di ripianare quasi completamente il suo debito pubblico, cosa poi impedita dal FMI che ha imposto nuovi debiti al Congo come rappresaglia per la sua decisione di stipulare accordi con i cinesi.
Questi eventi hanno rapidamente trasformato l'amico Kabila in nemico. Gli Stati Uniti non tollerano la nuova alleanza di Kabila con la Cina.
Kabila ha ulteriormente sconvolto i suoi ex alleati imponendogli di rinegoziare i contratti che garantiscono grandi profitti alle multinazionali per lo sfruttamento dei metalli preziosi del Congo, in modo che il paese benefici un po' della propria ricchezza.
Ora, probabilmente gli Stati Uniti abbandoneranno il loro immobilismo quando gli alleati del M23 riescano a far cadere il regime attuale e riaprano l'accesso delle multinazionali al saccheggio dei beni dei congolesi. Però se la guerra si perpetua, bisognerà aspettarsi altri tremendi massacri e pulizie etniche e che il popolo congolese, che ancora non si è recuperato dalla guerra anteriore, venga di nuovo gettato nei campi profughi dove verrà nuovamente massacrato dalle milizie, violentato, affamato e sottomesso a tutta la barbarie che accompagna questa guerra brutale, una barbarie accresciuta sempre più dal colpevole silenzio che l'avvolge.